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Il tumore polmonare in Europa è la prima neoplasia maligna nei maschi, rappresentando il 21% dei nuovi casi di tumori. Il 55% dei casi si verifica dopo i 65 anni di età. Nei prossimi anni, è atteso un incremento dell'incidenza nel sesso femminile imputabile all'abitudine al fumo di sigaretta.

lung-cancer-linked-to-genetics-150x150Il fumo di tabacco costituisce il più importante fattore di rischio e si ritiene sia responsabile dell'85% dei casi osservati. Molte sostanze di origine lavorativa (asbesto, cromo, berillio, arsenico, cloruro di vinile, idrocarburi aromatici policiclici, radon, ecc.) sono riconosciuti essere carcinogeni polmonari che spesso, come nel caso dell'amianto, potenziano il loro effetto in presenza di fumo di tabacco. Anche il ruolo dell'inquinamento atmosferico è oggi riconosciuto come un importante fattore causale per il tumore polmonare, anche se la quantificazione dell'effetto è ancora oggetto di studio e discussione.

I tumori primitivi del polmone si classificano in forme non a piccole cellule (NSCLC: Non Small Cell Lung Cancer) che costituiscono circa l'80-85% dei tumori polmonari e in forme a piccole cellule (SCLC: Small Cell Lung Cancer) che costitutiscono il restante 15-20% dei casi.

resize_of_polmoneLe forme a piccole cellule (SCLC) sono neoplasie a rapido accrescimento che quasi sempre richiedono dei trattamenti medici integrati (chemio e radioterapia) e solo in casi selezionati possono essere trattate con l' intervento chirurgico. Le forme non a piccole cellule (NSCLC) più di frequente giungono all'attenzione del chirurgo toracico, ma solo una minoranza di esse può essere candidabile all'intervento, proprio perchè la diagnosi  di queste malattie è spesso tardiva.

La maggior parte dei tumori del polmone si manifesta con sintomi quali l'emoftoe, emissione di sangue nel catarro, anche in minime quantità, la tosse insistente e progressiva, l'affanno in seguito a sforzi, o dolori persistenti al torace. Anche l'abnorme protrarsi nel tempo di sindromi influenzali può essere la spia di una patologia polmonare più seria. Non di rado la malattia nella fase asintomatica, e quindi concettualmente precoce, viene scoperta occasionalmente con una radiografia del torace eseguita per altri motivi.

tcQuando viene evidenziata (usualmente con una radiografia del torace ed una TAC) una lesione polmonare potenzialmente tumorale, deve essere subito iniziato un programma diagnostico volto a confermare la natura della malattia ed a valutarne l'estensione. La diagnosi cito-istologica nella maggior parte dei casi si può ottenere  con biopsie eseguite con una broncoscopia: esame agevole, indolore, ambulatoriale. Quando la lesione non è raggiungibile per via endoscopica, si può eseguire un prelievo attraverso un sottile ago inserito nella lesione sotto la guida di una TAC. Anche questa indagine routinaria è minimamente traumatizzante e viene eseguita ambulatorialmente. In casi di particolare difficoltà e soprattutto per lesioni di piccole dimensioni, è possibile eseguire una biopsia con un intervento mini-invasivo guidato da una telecamera miniaturizzata introdotta nel torace. E' la tecnica di quotidiana applicazione definita Chirurgia Toracoscopica Video-Assistita (VATS). Queste raffinate tecnologie consentono nella stragrande maggioranza dei casi la diagnosi di natura della malattia, prima di intraprendere un intervento demolitivo.

casestudies_lung_fusionNon meno importante per la programmazione della terapia è la "stadiazione" della malattia, ovvero la valutazione della sua estensione non solo locale, ma nei confronti di organi contigui e dell'intero organismo. Esami fondamentali a questo scopo sono: la broncoscopia, che ci consente di esaminare dall'interno l'albero tracheo-bronchiale, le tecniche di "imaging", valutazioni per immagini dei distretti interessati dalla malattia ove la TAC ha un ruolo prioritario, e le scintigrafie, di cui la PET esprime il massimo avanzamento tecnologico. In pazienti ove l'imaging fa sospettare uno stadio avanzato di malattia, può essere indicato il ricorso a biopsie di ghiandole linfatiche profonde eseguite con tecniche specialistiche mini-invasive come la biopsia trans-tracheale o trans-bronchiale (TTNA-TBNA), la mediastinoscopia, la VATS.

Se è indicato un programma chirurgico viene eseguito uno studio cardiorespiratorio per valutare la possibilità per il paziente di tollerare adeguatamente l'intervento ed avere in seguito una buona funzione respiratoria.

La chirurgia rappresenta, allo stato attuale delle conoscenze, l'unica prospettiva concreta di guarigione per portatori di neoplasie polmonari e pertanto è, quando possibile, la scelta terapeutica centrale intorno a cui ruotano le terapie complementari; la percentuale globale di guarigioni è del 40% con punte del 75% per lo stadio Ia. Per la guarigione è essenziale la radicalità della asportazione: sono quindi esclusi dal programma chirurgico i pazienti per i quali non è ipotizzabile una resezione completa: le probabilità di successo sono tanto maggiori quanto più iniziale è lo stadio e quindi più precoce la diagnosi. Nei casi avanzati si fa ampio impiego di chemioterapia o radioterapia prima dell'intervento (terapie neoadiuvanti),  o dopo l'intervento (terapie adiuvanti).

Gli interventi di routinaria applicazione sono la lobectomia polmonare (asportazione di un lobo polmonare), e la pneumonectomia (asportazione di un polmone). Altri interventi sono configurati per minimizzare il sacrificio di tessuto polmonare (c.d. sleeve lobectomy, resezioni sublobari). Grazie alle moderne tecniche chirurgiche, anestesiologiche, riabilitative e di terapia del dolore, la maggior parte degli operati al polmone vengono dimessi autonomi in sei giorni e possono riprendere in  breve una vita normale.

 
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